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31 marzo 202610 min di letturaYellow Tech

L'AI ora prende il controllo del tuo computer

Ed è la migliore notizia che potessimo ricevere. Da GPT-5.4 con computer use nativo all'acquisizione di Vercept, marzo 2026 è il mese in cui l'AI smette di conversare e inizia ad agire.

L'AI ora prende il controllo del tuo computer

Ci sono momenti nella storia della tecnologia che, col senno di poi, tutti riconosciamo come rivoluzionari, ma che, per chi li ha vissuti, sono scivolati via quasi inosservati. Marzo 2026 potrebbe essere uno di quelli.

Ecco cosa non puoi esserti perso.

GPT-5.4: il modello che usa il computer come un collega

OpenAI ha lanciato GPT-5.4, la nuova generazione del modello alla base di ChatGPT. Le novità rilevanti: può leggere e gestire documenti lunghissimi (fino a un milione di "token", l'unità di misura del testo per un'AI, equivalenti a circa 750.000 parole), può usare direttamente programmi e siti web come farebbe un essere umano, e sa cercarsi da solo gli strumenti giusti per completare un compito. Due settimane dopo sono arrivate le versioni mini e nano, più veloci e a costi molto bassi, pensate per essere usate come "motori" all'interno di sistemi più complessi.

OpenAI raccoglie 120 miliardi

Round di OpenAI da 120 miliardi di dollari, il più grande finanziamento privato nella storia della tecnologia. La prima tranche da 110 miliardi è stata guidata da Amazon con 50 miliardi, seguita da Nvidia (il produttore di chip che alimentano l'AI) e SoftBank (il fondo giapponese noto per le scommesse miliardarie sulla tecnologia) con 30 miliardi ciascuno. A fine marzo si sono aggiunti altri 10 miliardi, portando la valutazione post-money a 850 miliardi, più di quasi tutte le aziende quotate al mondo.

Atlassian licenzia 1.600 persone in nome dell'AI

Atlassian, la software house australiana che produce strumenti come Jira e Confluence usati da milioni di team nel mondo, ha tagliato il 10% della forza lavoro per "autofinanziarsi" gli investimenti in AI. Due settimane prima Block, la società di pagamenti digitali fondata da Jack Dorsey (co-fondatore di Twitter), aveva fatto lo stesso con 4.000 dipendenti. Sta emergendo una formula in cui l'AI giustifica ristrutturazioni con radici più complesse.

Perplexity Computer: un agente che lavora per ore al posto tuo

Perplexity, motore di ricerca basato sull'AI e tra i principali rivali di Google in questo spazio, ha lanciato "Computer"; un sistema che coordina 19 modelli AI diversi, li combina per affrontare compiti articolati e può lavorare per ore senza intervento umano. Costa 200 dollari al mese.

Ha annunciato anche una versione locale che gira su un Mac mini di Apple, con un registro completo di ogni azione compiuta dall'agente e la richiesta di approvazione all'utente prima di procedere. A metà marzo è arrivata la versione Enterprise, con integrazione Slack e connettori Snowflake.

Anthropic compra Vercept per consolidare la corsa al computer use

Anthropic, la società che sviluppa Claude (principale concorrente di ChatGPT), ha acquisito Vercept, una startup specializzata nel far usare il computer agli agenti AI. Il team entra in Anthropic per potenziare Claude. Il "computer use", cioè la capacità di un'AI di navigare software, cliccare bottoni e compilare moduli, è diventato il terreno di competizione principale tra i grandi laboratori.

Meta compra Moltbook, il social network per agenti AI

Meta ha acquisito Moltbook, piattaforma per la comunicazione tra agenti AI. Era diventata virale per una storia poi smentita. Messaggi in codice tra agenti erano in realtà il risultato di una vulnerabilità sfruttata da utenti umani. Meta ha acquisito comunque, puntando sul team fondatore per rafforzare i suoi Superintelligence Labs.

AMI Labs di Yann LeCun raccoglie 1 miliardo

Yann LeCun, scienziato franco-americano, vincitore del premio Turing (il "Nobel dell'informatica") e per anni a capo della ricerca AI di Meta, ha fondato AMI Labs a Parigi. Ha raccolto 1,03 miliardi di dollari con una valutazione di 3,5 miliardi: il più grande seed round nella storia delle startup europee. AMI lavora sui "world model", sistemi AI che imparano dalla realtà fisica (immagini, video, sensori) e non solo dal testo. È una scommessa alternativa rispetto ai modelli linguistici come ChatGPT o Claude.

Smetti di usare l'AI in quel modo

È arrivato il momento di smettere di pensare all'intelligenza artificiale come un assistente per scrivere email e fare brainstorming. Con marzo 2026 è stato fatto il passo successivo, quello che cambia tutto: l'AI ha imparato a usare il computer.

Non in senso metaforico, in senso letterale. Aprire un browser, navigare un gestionale, compilare un modulo, estrarre dati da un PDF, inviare un'email, confrontare due fogli Excel e produrre un report. Operazioni che fino a ieri richiedevano un essere umano davanti a uno schermo, oggi possono essere eseguite da un agente AI che opera l'interfaccia grafica esattamente come farebbe un impiegato.

Tre annunci, un'unica direzione

Il 5 marzo OpenAI lancia GPT-5.4 con "computer use" nativo: il modello può controllare mouse e tastiera, interagire con qualsiasi programma e combinare strumenti diversi grazie a una funzione che gli permette di cercare automaticamente lo strumento giusto per il compito da svolgere.

A fine febbraio Perplexity presenta Computer, un sistema che coordina 19 modelli AI, genera agenti specializzati per sotto-compiti e può eseguire flussi di lavoro complessi per ore senza intervento umano.

Nello stesso periodo, Anthropic acquisisce Vercept, la startup che aveva costruito un agente capace di operare un intero MacBook da remoto come se fosse un utente in carne e ossa, rafforzando così una posizione che oggi è già la più avanzata sul campo. Claude, il modello di Anthropic, è infatti attualmente considerato il punto di riferimento per il computer use grazie a strumenti come Claude Code, un agente da riga di comando capace di scrivere, modificare e testare codice in autonomia e Cowork, un ambiente desktop dove Claude opera direttamente sul computer dell'utente, gestendo file, documenti e flussi di lavoro complessi senza bisogno di competenze tecniche.

Tre notizie diverse, una sola scommessa: il futuro dell'AI non è conversare meglio, è agire.

Perché ora

Il concetto di computer use non è nuovo. I primi esperimenti risalgono al 2024, quando Anthropic mostrò Claude che interagiva con un desktop. Ma fino a pochi mesi fa erano dimostrazioni lente, fragili, limitate a compiti semplici. Tre fattori hanno cambiato la situazione.

Il primo è la velocità. I modelli di Anthropic e OpenAI elaborano in frazioni di secondo operazioni che un anno fa richiedevano minuti. Quando un agente deve compiere centinaia di azioni, la velocità non è un dettaglio, è la differenza tra un prototipo e un prodotto.

Il secondo è il costo. Con la versione nano di GPT-5.4, un agente che lavora otto ore su compiti ripetitivi costa pochi centesimi. È un ordine di grandezza diverso rispetto ai costi di un anno fa.

Il terzo è l'infrastruttura. Il computer use richiede ambienti isolati dove l'agente possa operare senza rischi. In pratica servono spazi protetti, dei sandbox, in cui l'agente clicca, digita e naviga senza poter toccare nulla al di fuori del perimetro assegnato. Ogni azione viene registrata, così l'utente può sempre verificare cosa è successo. Anthropic, con l'acquisizione di Vercept, ha portato dentro il team che aveva risolto esattamente questo problema, integrando l'esecuzione sicura direttamente nei propri prodotti. Perplexity ha costruito un'intera piattaforma cloud dedicata, con una versione locale che gira su un computer fisico. L'infrastruttura, insomma, è matura.

Cosa cambia per le aziende

Collegare sistemi diversi diventa molto meno costoso. Fino ad oggi far parlare un programma di gestione clienti con un software gestionale richiedeva mesi di sviluppo e manutenzione continua, spesso tramite connettori software dedicati (le cosiddette API) che non tutti i programmi offrono. Un agente con computer use può semplicemente aprire entrambi i programmi e spostare i dati da uno all'altro, esattamente come farebbe un dipendente. Per migliaia di PMI italiane che ancora lavorano con software datati, senza connettori e senza budget per integrazioni su misura, potrebbe essere la prima vera alternativa.

Ma la conseguenza più profonda è organizzativa. Chi lavora ogni giorno con aziende di settori diversi nota che la domanda sta cambiando. Non è più "come uso ChatGPT per scrivere email migliori" ma "come faccio fare al software le cose che oggi fa il mio team operativo". È un salto concettuale enorme. Non si tratta più di assistenza alla produttività individuale, ma di automazione di processi interi.

C'è anche una dimensione strategica da non sottovalutare. Quando un agente AI può operare qualsiasi interfaccia, il vantaggio competitivo di un software non è più nelle sue funzionalità ma nella qualità dei dati che contiene e nella profondità con cui è integrato nei processi. Il software diventa intercambiabile. I dati e i processi diventano il vero patrimonio da proteggere.

Rischi concreti

Il computer use introduce rischi che le aziende italiane non possono ignorare.

Un agente che opera un computer ha, per definizione, le stesse autorizzazioni dell'utente che lo ha avviato. Se quell'utente ha accesso al gestionale finanziario, l'agente ce l'ha. Non esistono ancora standard consolidati per limitare i permessi degli agenti AI al minimo necessario.

C'è poi la questione normativa. L'AI Act, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale, classifica come "ad alto rischio" i sistemi AI che prendono decisioni in ambiti come occupazione, credito, servizi pubblici essenziali. Un agente che compila autonomamente una pratica amministrativa o gestisce un flusso documentale potrebbe rientrare in questa categoria. In pratica significa che l'azienda che lo usa dovrà garantire supervisione umana, documentazione tecnica e tracciabilità di ogni decisione. Le disposizioni entrano in vigore il 2 agosto 2026, tra cinque mesi.

E resta aperto il nodo della responsabilità. Quando un agente sbaglia, chi risponde? Se un agente AI invia una fattura con un importo errato perché ha letto male un campo nel gestionale, la responsabilità ricade sull'azienda che lo ha attivato. La Legge italiana 132/2025 sull'AI prevede obblighi di trasparenza e supervisione umana, ma la sua applicazione pratica agli agenti autonomi è ancora tutta da costruire.

Opportunità tutta italiana

C'è un paradosso nell'ecosistema produttivo italiano che il computer use potrebbe risolvere. L'Italia ha un tessuto di PMI con processi spesso manuali, software verticali senza possibilità di collegamento tra loro e scarsa capacità di investimento in trasformazione digitale. Sono esattamente le condizioni in cui il computer use funziona meglio. Non richiede riscrittura dei sistemi, non richiede integrazione tecnica, richiede solo che qualcuno (o qualcosa) usi il software già esistente in modo più efficiente.

Per fare un paio di esempi concreti, nei distretti manifatturieri il ciclo ordine-produzione-spedizione attraversa ancora tre o quattro programmi diversi gestiti a mano. Un agente capace di operare l'intera catena libera ore di lavoro ogni settimana. Nella Pubblica Amministrazione, dove la digitalizzazione procede a velocità disomogenea e i sistemi più datati sono ancora la norma, il computer use potrebbe rivelarsi uno dei pochi modi realistici per automatizzare senza rifare tutto da capo.

Cosa fare oggi

Chi dirige un'azienda o una funzione dovrebbe fare tre cose nei prossimi novanta giorni.

Mappare i processi che oggi dipendono da un operatore umano che usa un programma in modo ripetitivo. Non quelli creativi o decisionali, quelli meccanici. Inserimento dati, riconciliazioni contabili, generazione di report periodici, gestione documentale. Sono i candidati naturali per il computer use.

Verificare la sicurezza. Prima di dare a un agente le chiavi del gestionale, serve capire chi ha accesso a cosa, con quali permessi e con quale livello di tracciamento. Se oggi non hai un registro delle azioni dei tuoi dipendenti su quei sistemi, non puoi controllare nemmeno quelle di un agente.

Non aspettare lo standard perfetto. La tecnologia è qui, i costi sono accessibili. I rischi sono gestibili se affrontati con metodo. L'errore più grande per un'azienda italiana nel 2026 non è muoversi troppo in fretta, è restare fermi mentre i concorrenti, compresi quelli dall'estero, cominciano a operare con una forza lavoro digitale che non ha bisogno di ferie, straordinari o corsi di aggiornamento sul nuovo gestionale.

Gli agenti AI hanno già iniziato a operare i nostri software. La tecnologia è pronta. Quello che serve ora è decidere dove e come usarla. Le aziende che si muovono per prime partiranno con un vantaggio che le altre faticheranno a colmare.